Visita Avella Città d’Arte,terra d’Irpinia nel cuore della Campania

Visita Avella Città d’Arte,terra d’Irpinia nel cuore della Campania

Nel cuore della Campania,ai piedi dei Monti del Partenio  è situata Avella,terra d’Irpinia fondata dai Greci, conquistata da Osci , Etruschi , Romani e Longobardi che hanno lasciato tracce indelebili di un illustre passato. Il nome deriverebbe da Abblona (città delle mele),oppure Abel (campo erboso).Lo studioso botanico Carlo Linneo nel 1753 aggiunse al genere della nocciola“Corylus” l’epiteto “avellana”. Macrobio, nei Saturnalia, e Virgilio nelle Georgiche hanno citato la nocciola di Avella.  Un luogo importante dal punto di vista politico, militare e sociale. Abitata  fin dal Paleolitico e bagnata dal Fiume Clanio questa terra oggi è una Città d’Arte capace di accogliere  migliaia di turisti e visitatori che possono essere guidati in un viaggio emozionale tra il ricco patrimonio immerso nel meraviglioso paesaggio naturale tra odori, sapori e colori. Vi presento Avella la bella, Avella l’eterna.

ANFITEATRO e TOMBE ROMANE

La storia della città archeologica è stata fortemente influenzata dall’ espansione romana. Avella fu sottratta ai sanniti dopo numerose battaglie. Spargimenti di sangue e guerre per la conquista di quella che era definita la  “terra di mezzo” molto ricca e  fertile. L’Anfiteatro Romano di Avella è stato edificato ad est  della città tra il I e il II secolo aventi Cristo. Nel 339 a.C. Avella giurò fedeltà a Roma diventando prima “Municipio” poi “Federata” conservando la sua autonomia e potendo godere di alcuni diritti. L’antica arena, interrata come quella di Pompei, ha una forma ellittica perfetta. In questo luogo si svolgevano i ludi. I primi ludi consistevano in  corse equestri a bordo dei carri  tenute nel circo , i cosiddetti ludi circenses, e in seguito si aggiunsero altre esibizioni, come i ludi gladiatorii, ovvero combattimenti tra gladiatori, le venationes, ovvero gare di caccia e uccisione di animali selvatici, e i ludi scaenici, ovvero gare di recitazione. I protagonisti acclamati da circa 3000 spettatori accedevamo  attraverso la Porta Triumphalis. I Gladiatori prima di combattere pregavano il  Dio Ercole difatti  in alcuni ambienti dell’anfiteatro sono state ritrovate edicole votive.  In origine, tutti i ludi sembra che fossero offerte votive (ludi votivi) per grazia ricevuta. Nel 366 a.C., i ludi romani divennero i primi giochi ad essere introdotti nel  calendario religioso come un evento annuale sponsorizzato dallo stato nel suo complesso. I giochi venivano anticipati da una parada (pompa circensis) che conteneva dei concorrenti, giovani rampolli della nobiltà romana a cavallo, danzatori armati, musicisti, un coro di satiri, e immagini degli dèi. Come prodotti dalle vittorie militari, i ludi erano spesso connessi ai trionfi in battaglia. Si racconta dunque spesso di battaglie e del “trionfo” della morte.  I funerali nell’antica Roma rappresentavano per tutti, anche per i più poveri, per i quali le esequie erano pagate dallo Stato, la necessità imprescindibile di onorare i defunti che costituivano gli spiriti protettori della famiglia. A testimonianza della ritualità ad Avella troviamo  quattro grandi Monumenti Funerari costruiti ad ovest della città sulla strada che conduceva verso  altre terre conquistare dai romani.   Le Tombe ben conservate sono databili tra il I e il II secolo a.C. , costruite in opus incertum riportano alla base un corpo quadrato con camera sepolcrale su cui poggia un piano superiore circolare o poligonale con cuspide proiettata verso il cielo. Attraverso la cremazione veniva purificata l’anima del defunto da tutto ciò che era materiale. Accanto all’urna cineraria, conservata nella camera, venivano deposti i suppellettili di prima necessità.

CASTELLO

Il viaggiatore che ancor oggi si trova a transitare nell’estrema parte Sud-Orientale della splendida pianura campana, alle porte della verde Irpinia, è attratto dagli imponenti ruderi dell’abitato e del Castello di Avella Città d’Arte, con le sue cinte murarie concentriche dominate in alto dalla rocca, esso in origine si presentava come un villaggio fortificato. Le mura racchiudono la ricca storia di un popolo nato sulle sponde del Fiume Clanio. Il castello è situato su una collina a circa 320 mt sul livello del mare. Dai suoi bastioni solerti militari controllavano i flussi migratori da e per l’estesa Irpinia e i tenimenti pugliesi. Nel punto dominante della collina si trovano i ruderi della rocca, meravigliosa e quasi intatta, che era la residenza fortificata del feudatario posto in epoca normanna, successiva a quella longobarda. Segno tangibile di un progressivo sviluppo dell’abitato è il raddoppiamento della cinta muraria con la conseguente costruzione di nove torri. Il primo feudatario normanno di Avella fu Aldoyno, citato in un documento del 1087. La sua famiglia dominò Avella per circa due secoli adattandosi al passaggio prima al dominio svevo e poi a quello angioino. Il villaggio mostra tracce di forte sviluppo con la presenza  di abitazioni e botteghe. Chi abitava questo villaggio era impegnato in attività artigianali, produttive e agricole che si espletavano anche fuori dalle mura. Nei momenti di crisi il contado si ritirata nei possenti bastioni. La percezione della quotidianità negli odori e nei sapori provenienti dai grandi forni con copertura a volta ed imboccatura a forma di ferro di cavallo, ma anche dal fruscio dell’acqua che alimentava le varie cisterne per caduta.  Alla fine del 1500 il castello venne gradualmente abbandonato, nei decenni successivi all’eruzione del Vesuvio, visibile dallo splendido panorama, gli edifici del villaggio e la stessa rocca furono utilizzati come cava di materiali per edificare il nuovo centro abitato di Avella, innestandolo su altre antichità di epoca pre romana e romana. A testimonianza di ciò la presenza di un meraviglioso Anfiteatro del II secolo a.C. Oggi agli occhi di chi si sofferma ad ammirare la maestosità del maniero gli appaiono, con un pizzico di immaginazione, figure cavalleresche armati sulle torrette delle mura illuminate artificialmente e naturalmente, di sera, dal bagliore della luna o dai tramonti. Tra rievocazioni e concerti musicali il vecchio maniero rivive.

CENTRO STORICO

Seguendo l’impianto urbanistico ortogonale, a collegare l’Anfiteatro con l’area dedicata alle sepolture troviamo il decumano maggiore con le sue meravigliose chiese, i palazzi e le piazze. Il centro storico coincide con il foro romano abbandonato dopo la caduta dell’impero e ripopolato solo nel 600.  La Chiesa più antica di Avella è quella di San Pietro edificata nella parte alta del decumano. Risale al XII secolo d.C. e costruita sulle rovine di un edificio romano, presenta uno stile romanico con influenze arabo-normanne. Proseguendo verso ovest troviamo nella centralissima Piazza, dove sono ubicati antichi palazzi, il Convento  della Santissima Annunziata. La Chiesa fu fatta edificare nel 1590 invece l’altra parte della struttura dieci anni più tardi. Il meraviglioso Chiostro, contenuto al suo interno risale al 1616, ed è  costituito da un colonnato di dubbia provenienza, forse dall’anfiteatro. All’interno della Chiesa del  Convento di particolare importanza troviamo l’opera “Imago Trinitas”  dove  le figure emergono da uno sfondo attraverso il quale si riesce appena ad intravedere il paesaggio. Sono rappresentati le martiri Santa Caterina d’Alessandria , Santa Lucia e Sant’Agata.   Prima di giungere al Palazzo Baronale uno scorcio proietta il visitatore verso una delle Chiese più importanti dell’Irpinia: la collegiata San Giovanni legata al nome di Luigi Vanvitelli. Qui lo stile barocco e i forti chiaroscuri propri della tavolozza ,sono evidenti nell’ opera della “Madonna con bambino tra Sant’Anna e San Giuseppe, con i santi Giovanni Battista , Giovanni Evangelista e Sebastiano” di Nicola Malinconico,dove si intravede la potenza scenografica. Nella cittadina sono presenti almeno altre cinque Chiese e cappelle minori distribuite nei vari quartieri caratterizzati da altrettanti scorci ed antichi edifici. Giunti nella seconda Piazza, sede del governo avellano, troviamo il Palazzo Baronale. Costruito dai Colonna nella prima metà del XVI secolo è caratterizzato dalla presenza di un incantevole giardino realizzato nei primi anni del 700 sul disegno del Vanvitelli. Le aiuole sono ottenute da quattro viali ortogonali e definite da siepi di bosso . Si può ammirare una fontana marmorea che rappresenta la divinità del Nilo associata alla presenza del fiume Clanio. Oggi il Palazzo Baronale ospita il Museo Archeologico e Virtuale dove sono conservati i reperti delle varie epoche inoltre è sede della Soprintendenza Archeologica e dell’Ufficio Turistico SIAT i cui operatori sono pronti ad accogliere i  visitatori  e a proporre tour guidati, passeggiate e degustazioni di prodotti locali.

UFFICIO TURISTICO  SIAT COMUNE DI AVELLA

cell. 3804309703 – 3209479173

 infosiatavella@gmail.com

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